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Tre decenni di liberalizzazioni nel Commercio

Comunicati Stampa

TRE DECENNI DI LIBERALIZZAZIONI DEL COMMERCIO: ANALISI, BILANCI, PROSPETTIVE

 

Presentazione dello studio socio-economico: “Il processo di liberalizzazione del commercio: quali effetti sul terziario trevigiano”. Nel commercio le liberalizzazioni hanno mantenuto le promesse?

 

 

E’ stato presentato oggi (14 luglio 2025), a Palazzo Bomben, lo studio socio-economico dal titolo “Il processo di liberalizzazione del commercio: quali effetti sul terziario trevigiano”, il focus elaborato da EBiComLab, il Centro Studi sul terziario trevigiano, per conto di EBiCom-EBT Treviso, gli Enti Bilaterali del Terziario partecipati da Unione Provinciale Confcommercio, Filcams-Cgil, Fisascat – Cisl, UiltuCs-Uil, con l’obiettivo di proporre una riflessione a tutto tondo sulle trasformazioni del commercio in questi (quasi) tre decenni di storia economica, sindacale, sociale veneta e trevigiana. In platea, a Palazzo Bomben tutto il mondo del terziario e delle piccole imprese del commercio, molte Amministrazioni pubbliche, le Rappresentanze dei lavoratori e delle lavoratrici del terziario, del Sistema Confcommercio e della Bilateralità veneta e trevigiana.

Autori e presentatori dello studio, che prende in esame in particolare il periodo tra il 2009 ed il 2024, sono Alessandro Minello, coordinatore di EBiComLab e fondatore di EconLab Research Network, Francesco Morace, sociologo, fondatore di Future ConceptLab e Linda Gobbi, sociologa ed esperta di metodologia della ricerca, co-fondatrice di Future ConceptLab.

In apertura ha portato il suo saluto il Vescovo della Diocesi di Treviso, Michele Tomasi.

Molte le parole chiave dello studio che, nel prendere in esame il commercio, parla di società, abitudini, stili di vita, formule distributive, famiglie, generazioni e consumatori e ripercorre al rallentatore l’evoluzione della piccola impresa del commercio, prima protagonista del Nordest, oggi stretta tra le sfide evolutive della multicanalità, la crisi della prossimità e le trasformazioni delle città in quella che viene sancita ufficialmente come l’epoca della “grande complessità”.

 

Chi sale e chi scende: imprese ed imprenditori

Ecco i principali risultati della parte dello studio affidata ad Alessandro Minello. Tra il 2009 e il 2024 cresce il terziario (+2542 unità locali), il turismo (+932 unità locali), i servizi (+4111 unità locali). Arretra fortemente il commercio (-2519 unità locali) soprattutto a partire dal 2012 (-2779 unità locali tra il 2011 e il 2024). Il commercio al dettaglio entra in crisi dal 2012 ed al suo interno diminuiscono tutti i comparti merceologici (-16,5% alimentare, -35,3% moda fashion, -19,3% casa arredo, -12,8% cura della persona, sport e tempo libero) con l’eccezione dell’elettronica e delle telecomunicazioni (+29,4%). Il 2011 è un anno di svolta, diminuiscono le piccole imprese (-1268 ditte individuali, -3465 società di persone) a fronte di una crescita delle imprese più strutturate (+5901 società di capitali, +2,6% media annua). Si tende quindi ad una minore densità della rete imprenditoriale, che diventa più strutturata. Sempre nel 2011, diminuisce l’attitudine all’imprenditorialità nel commercio, mentre si rafforza nei servizi.

Tra il 2009 e il 2024, si registra un calo degli imprenditori terziari della provincia (-3754) con un evidente crollo dei giovani under 30 (-1052 pari al -28,5%) e soprattutto, nella fascia di età compresa tra i 30 ed i 49 anni, la cui flessione risulta del -43,1% (per un totale di -15.897 figure). Sempre nello stesso periodo, si riduce la componente italiana (-7,5%) ed aumenta quella straniera (+6,3%).

 

Lavoro ed occupazione

Nel periodo 2009-2023, l’occupazione dipendente del terziario si mantiene vivace, soprattutto a partire dal 2015, grazie alle formule flessibili (tempo determinato, apprendistato e somministrato) a fronte di un calo di quelle a tempo indeterminato. Al netto delle trasformazioni contrattuali, in questi 15 anni il terziario cresce di +77.395 posti di lavoro a tempo determinato, mentre quello indeterminato ne registra -59.380, circa 4000 posti in meno ogni anno. Apprendistato e somministrato si attestano sui +17.363 e +6.965 occupati. Diplomati e laureati, nei 15 anni, crescono rispettivamente del +24% e del +51% in particolare nei servizi. A partire dal 2015, l’incremento occupazionale del commercio ha sempre mantenuto saldi positivi, accumulando +5105 posti di lavoro, in particolare nella Grande Distribuzione.

Il 2020, anno della pandemia, inverte il trend: la distribuzione “moderna” entra in stagnazione ed inizia il lento e inesorabile declino del commercio di vicinato e si accentua cosi il dualismo tra grande e piccola distribuzione. Colpisce il caso dell’area di Castelfranco Veneto e nei Comuni di Silea e San Biagio la concorrenza distruttiva ha contratto sia la rete della GDO che quella di Vicinato.

 

Gli imprenditori: a Treviso più uomini, e solo il 4% sono giovani

Nel primo semestre 2024, la provincia di Treviso conta 69.970 imprenditori attivi nel terziario, di questi, 22.832 operano nel commercio, 8.104 nel turismo e ben 38.734 nei servizi. Gli imprenditori trevigiani coprono il 17,6% degli imprenditori del Veneto, mentre quelli di Belluno, pari a 12.786, il 3,1%. A Treviso e Belluno, così come a livello regionale, i servizi registrano la quota principale. Relativamente al genere, Treviso vede un’ampia prevalenza di imprenditori uomini, pari a 47.348 (68% del totale), contro 22.322 donne. Circa l’età media degli imprenditori, la quasi totalità (nell’ordine del 96,2%) ha più di 30 anni non solo a Treviso, ma anche a Belluno ed in tutto il Veneto, mentre i giovani (fino a 29 anni) si assestano sul 4,0%. Tra gli adulti, poco più della metà (55,5%) appartiene alla fascia 50-69 anni, il 31,4% alla classe 30-49 anni, mentre il restante 13,2% ha 70 anni e oltre.

 

Il mercato del lavoro: il commercio in calo

Nel 2023, in provincia di Treviso, un’ampia quota di assunzioni dipendenti ha riguardato i servizi, essendo stati pari a 61.575, ovvero ben al 75,7% del totale. Il turismo ha raggiunto 10.830 nuovi contratti (13,3% del totale), mentre il commercio si è fermato a 9,30 (11%). Parallelamente, le cessazioni hanno riguardato al primo posto sempre i servizi (59.995), quindi il turismo (9.765) e, come terzo, il commercio (8250). A fronte di tali valori, il saldo occupazionale tra assunzioni e cessazioni per comparto risulta dunque positivo in tutti e tre i casi: +1580 posti di lavoro dipendente per i servizi, + 1065 per il turismo e +680 per il commercio.

In sintesi, l’anno spartiacque risulta il 2012: l’impatto delle liberalizzazioni si fa sentire ed iniziano a calare inesorabilmente le imprese di piccola e piccolissima dimensione, a favore di imprese più strutturate dal punto di vista societario. Sul fronte occupazionale, il terziario ha tenuto perché i servizi hanno compensato il calo del commercio, ma al netto delle trasformazioni contrattuali sono cresciuti i contratti a tempo determinato piuttosto che quelli a tempo indeterminato.

 

Le metamorfosi: vissuto, comportamenti e attese dei cittadini di Treviso

La parte dello studio affidata a Francesco Morace e Linda Gobbi, ci restituisce una fotografia del “cambiamento radicale” in cui è immerso il comparto del terziario trevigiano, che pone nuove sfide istituzionali, politiche, sociali, a partire dalle esperienze che riguardano famiglia, lavoro e consumo. Ne esce un quadro del commercio che i due sociologi riconducono a 6 R “fondative”: Rispetto, Responsabilità, Rilevanza, Risonanza, Reciprocità e Riconoscimento, che ci rimandano al Green New Deal, all’inclusività digitale, al benessere e all’essere bene, alla prossimità relazionale, al bene comune, per essere poi racchiusi nel più ampio acronimo ESG (Environement, Society, Governance). Ecco dunque che in questi anni si affermano nuovi temi e tendenze: le dimissioni di massa dal lavoro per seguire le proprie vocazioni, passioni e motivazioni, il quiet quitting giovanile che rifiuta il modello del vivere per lavorare e previlegia invece la dimensione del lavorare per crescere come persona, l’essenziale rispetto al superfluo e all’inutile. Il campione intervistato risulta ancorato ad una scala di valori che vede ai primi posti famiglia, salute, amicizia, cibo, ed agli ultimi posti religione e politica.

Cura del corpo, dell’ambiente e qualità delle relazioni amicali e famigliari sono preferenze valoriali che stanno alla base di uno stile di vita che salvaguarda i momenti da condividere in famiglia, la cena, il pranzo domenicale o della festa che mantiene una propria sacralità (per tutte le generazioni ed in particolare per i comuni più piccoli), il cibo e la sua ritualità coinvolgono affetti e garantiscono la tenuta delle relazioni.

Il lavoro chiama in causa la dignità della persona, chiede stabilità e corrette retribuzioni ed il continuo slittamento verso la flessibilità esasperata scoraggia i giovani. Lo smartworking, lascito della pandemia, perde di interesse e segnala più preoccupazioni che vantaggi.

Le abitudini di acquisto dei trevigiani mettono in evidenza l’affezione per i negozi di prossimità, soprattutto per il pane e il latte, al supermercato si va mediamente 5 volte al mese, si previlegiano i negozi indipendenti (fruttivendolo) a conferma che le “relazioni umane” sono prioritarie.

Più contenuta la frequentazione di iper e discount, c’è molta attenzione al fresco tendenza importante a fini salutistici.

Per gli acquisti di moda e fashion i trevigiani si dividono tra negozi indipendenti e Grandi catene, per telefonia, elettronica invece il gioco è tutto in capo alla GDO, che si contraddistingue per la “comodità organizzativa”. L’acquisto on line è appannaggio delle generazioni più giovani (Gen Z) in particolare. L’attrattività del centro storico di Treviso si distribuisce su diversi touchpoint: si va più spesso per gli acquisti nei negozi (o vedere le vetrine) e per pause nella ristorazione e dimostra come il commercio riesca a garantire relazioni stabili tra cittadini e territorio. Gli elementi naturalistici (fiume, parchi, verde) e l’offerta culturale, al pari dell’attrattività delle vetrine, restituiscono un vissuto equilibrato della città.

In sintesi, la maggioranza del campione intervistato si dimostra consapevole che il passato è alle spalle e opta per una netta vittoria dell’oggi, delle regole contemporanee, con le aperture più estese, consegne H 24, libertà di assegnare licenze nella stessa zona, anche se riconosce lo svantaggio per la quota di negozi indipendenti. I consumatori trevigiani sono attenti e orientati ad un consumo consapevole e le occasioni di acquisto, i luoghi della vendita ed i commercianti stessi diventano attrattori emozionali che aggiungono valori ai momenti belli della vita.


I commenti

Adriano Bordignon, Presidente EBiCom-EBT Treviso: “Lo studio dimostra che è in atto una de-commercializzazione. In 15 anni a Treviso e provincia sono spariti circa 2800 esercizi, chiudono librerie, edicole, piccole ferramenta, negozi di giocattoli, abbigliamento. Bar e pubblici esercizi hanno turnover sempre più alti e vite medie sempre più brevi. Chi resiste deve fare i conti con i fatturati e con il calo di potere di acquisto delle famiglie. Rischiamo di trovarci città vuote, puntellate soprattutto di parafarmacie, agenzie immobiliari e bar e qualche lavanderia perché per ora internet non stira ancora le camicie. È necessario invece preservare una texture del commercio cittadino ricca di diversità e di proposte per una adeguata sostenibilità e attrattività.

Occorre una profonda presa di consapevolezza ed una strategia condivisa con le Pubbliche Amministrazioni per tenere vivo il commercio, sia esso indipendente o strutturato in catene, un patto implicito con i consumatori ed i cittadini che, nel momento in cui escono dal circuito dell’acquisto di prossimità e fisico, rinunciano ad una relazione fondamentale per la qualità della loro vita. Cosa farebbero i turisti con città svuotate dei loro abitanti che le animano e con le vetrine sfitte?”

 

Patrizia Manca, Vicepresidente EBiCom-EBT Treviso: “Le liberalizzazioni, sebbene concepite per creare nuove opportunità, hanno generato un mercato del lavoro sempre più complesso che, negli anni, ha fatto emergere criticità. I grandi cambiamenti, introdotti dalle aperture estese (incluse quelle domenicali), dall’avvento dello smart working, e dalla crescente turisticizzazione di borghi e città, hanno richiesto un costante e puntuale accompagnamento sindacale. Nella nostra provincia, questo impegno ha generato un impianto contrattuale di grande significato, capace di rispondere alle nuove sfide. Ogni nuova tendenza è stata ascoltata e normata, permettendo, attraverso la contrattazione di secondo livello e gli strumenti della bilateralità, di ridisegnare il volto del lavoro “buono”, capace di stare al passo con l’evoluzione dei tempi. Nonostante il riassorbimento parziale delle uscite di personale dal commercio verso il settore dei servizi, permane l’urgenza di rendere i nostri settori più attrattivi per i giovani, specialmente quelli più esposti ai picchi di lavoro. Resta inoltre fondamentale colmare il divario formativo tra scuola e mondo del lavoro, e stabilizzare l’occupazione attraverso politiche attive innovative ed efficaci”.

 

Alessandro Minello (EconLab Research Network): “Le liberalizzazioni hanno, in sostanza, mancato le “grandi promesse” per le quali sono nate. In questi decenni il commercio di prossimità si è assottigliato, la GDO è aumentata, il lavoro è slittato verso una flessibilizzazione crescente restituendo instabilità ed incertezze. Le città hanno e stanno cambiando volto, i centri storici si svuotano a vantaggio di attività turistiche ed extra ricettive.”

 

Francesco Morace (Future Concept Lab): “La maggioranza del campione intervistato (il 65,4%) ritiene migliori le regole di oggi, con l’apertura dei negozi più estesa per giorni e orario, con un’adesione che accoglie il consenso del 74,6% dei 18-24enni. La metamorfosi in atto non ha penalizzato le relazioni personali ma ha segnato un vantaggio della GDO rispetto ai piccoli esercizi, soprattutto nei comuni più piccoli. La tecnologia e il digitale vengono accettati positivamente, la qualità rimane al centro delle scelte, mentre la ritualità dei saldi diventa per tutti un punto di riferimento, definendo un’alleanza generazionale tra genitori, figli e nipoti”.


Il processo di liberalizzazione del Commercio: quali effetti sul Terziario trevigiano

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